Carrara, Vôtre, 2021









“Prendo nota di tutto quello che mi passa per la mente su dei taccuini neri di piccole dimensioni da ormai più di 25 anni. Quella del disegno è una pratica quotidiana che ha il solo fine di fermare delle idee. Disegno con quello che mi capita a tiro penna biro, pennarelli scarichi, matite colorate, dai colori improbabili. Non sono mai dei disegni seri sono delle note che servono a me per fermare idee che altrimenti mi sfuggono.
Devo comunque confessare che spesso queste prime idee vengono tradite o contradette in corso d’opera. Il lavoro si fa facendosi e si nutre di tutto ciò che trova lungo la sua strada. Non di rado distruggo dei lavori fatti in precedenza per riutilizzarne delle parti in altri lavori seguendo una specie di logica cannibale che spesso divora anche me succhiando quel poco che quotidianamente riesco a salvare della mia magra esistenza.
Ho bisogno di sentirmi assediato dal lavoro. Non riesco a concentrare la mia attenzione su un singolo pezzo, devo lavorare simultaneamente su più cose insieme e rimbalzare da una all’atra in piena libertà.
E’ il lavoro stesso a chiedermelo, così facendo si determina un clima, si disegna un paesaggio, i lavori che nascono insieme non per forza hanno un legame fra loro. I legami si determinano con il tempo e con il variare delle situazioni.
Un’esposizione è un’occasione per operare una verifica incerta di alcune di queste possibilità.
A questa esposizione ho dato il nome di Lieve Svanire perché mi sembra che queste due parole insieme dicano molto dello spirito con cui sto lavorando ultimamente. Da un lato la levità di certe situazioni determinata principalmente dalle tonalità cromatiche in stretto accordo con le forme che le accolgono, dall’altro il progressivo svanire, sempre per mezzo del colore ma non per opera della sue cromie questa volta per mezzo della sua consistenza, di una serie di misteriose presenze che persistono i miei dipinti.
Non ho pensato ad un progetto espositivo ho realizzato un’esposizione portando dei lavori provandoli in loco per vedere come la loro voce risuonava nello spazio che li avrebbe ospitati. E’ così che mi piace lavorare, prestando attenzione, sempre con l’orecchio teso per ascoltare la voce del lavoro e quella dello spazio in cui mi trovo ad operare.
Io sono un pittore, i miei lavori per me sono dei dipinti con pertinenza spaziale il colore che dilaga dal retro per via della rifrazione della luce è solo un modo di far dialogare la pittura con lo spazio che le ospita”.
Con queste parole Gabriele Landi racconta la sua esposizione “Lieve Svanire” presso Votre Spazi Contemporanei.